Il delirio e la follia  mi accompagnano. Sono un malato terminale , sono ammalato di vita sin dalla nascita.

MOSES SOON

 

 

 

La musica segue lo spettacolo e lo spettacolo diventa la lancetta di un grande orologio che ammazza il tempo. La donna entra, esibisce un corpo sul quale ogni commento sarebbe banale.
Ha un grande drago orientale tatuato sulla schiena.
Si muove a scatti la sua danza è frenetica, caotica: il primordiale movimento che ha plasmato l’universo. Il drago spalanca le fauci. I maschi tra il pubblico trattengono il respiro, le donne si fanno il segno della croce. Qualcuno se la chiava con gli occhi. L’attenzione diventa patologia morbosa. Il drago spicca il volo. I suoi artigli affilati difficilmente mancano la preda. Non ha gusti particolari, inghiotte ogni cosa, a condizione che il cliente abbia il portafoglio pieno. Perlopiù sono borghesi, uomini bislacchi, vestiti di nero e con il rigore di un’etichetta che loro stessi si son cuciti addosso. Uomini di potere che sfogano la loro rabbia la notte, dentro bordelli lussuosi, ingozzandosi di Pata Nigra e uova di storione; bevendo Cordon Rouge e affondando il loro decadente e avvizzito arnese dentro uteri sterili e vuoti per la fame. È così che lei si guadagna il pane, il suo frammento di paradiso quotidiano.
DA: ” Città”
Moses Soon 2013
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